Tre giorni a Lampedusa, l'isola più a sud d'Europa

by - ottobre 05, 2017



Guardo fuori dal finestrino dell'aereo e la scogliera sembra apparire all'improvviso. Per un attimo temo lo schianto contro le rocce ma è solo suggestione. Due ore di volo da Milano e atterro su un'isola che mi accoglie con il suo vento caldo e il profumo della macchia mediterranea. 
Pochi minuti dall'aeroporto e siamo in centro, tra le case dove i colori sembrano essere più vividi sotto il cielo limpido e immobile come solo quello del Sud riesce ad essere.

A pensarci non mi sembra vero: Lampedusa è un fazzoletto roccioso in mezzo al mare blu, solo 20 km quadrati, percorribile in lungo e in largo in pochissimo tempo. Questa cosa mi affascina e mi inquieta: io, che per attraversare la città impiego più di un'ora.
Anche i miei compagni di viaggio sembrano esserne affascinati.
Siamo qui per raccontare l'isola e le sue bellezze, vogliamo scoprire tutto e subito ma iniziamo col cogliere i dettagli poco a poco.


Primo giorno a Lampedusa

La nostra guida, Giuseppe , parla con il piglio tipico di chi la sa lunga e non vede l'ora di raccontartela: viene dal Nord Italia ed è appassionato di subacquea. Si è innamorato di Lampedusa e, stanco della vita da giornalista, ha deciso di trasferirsi qui per coltivare la sua grande passione aprendo un centro di diving.

"Che strana scelta, trasferirsi proprio qui. Scusa, ma gli immigrati di cui tanto parlano giornali e tv?" chiediamo.
In effetti non ne abbiamo ancora visti, eppure siamo proprio vicino al porto.
Un piccolo porto dalle acque limpide, con centinaia di barchette colorate che iniziamo a  fotografare come se non ci fosse un domani.

Giuseppe ci spiega con rabbia che i media, in questi ultimi anni, sono stati molto bravi a disegnare l'isola come un posto di morte e tragedie, rovinandone irrimediabilmente l'immagine e l'economia turistica indispensabile per gli abitanti.
Gli sbarchi sono terminati nel 2011 e quei pochi migranti che vengono portati nel centro di primo soccorso lasciano Lampedusa dopo poche ore con le navi dirette in Sicilia.
Non ci sono cadaveri in mare come dicono al Nord, i naufragi sono avvenuti vicino alla coste africane a più di 200 km di distanza dalle acque di Lampedusa. Ma i guadagni migliori, si sa, vengono fatti sulle notizie più crudeli. Vere o false che siano.

L'isola è stata da sempre un punto d'approdo per chi proveniva dai continenti del Sud grazie alla sua posizione strategica: la prima terraferma dopo viaggi estenuanti, un'isola di speranza e porta d'accesso all'Europa.



Giuseppe ci ha già convinti: sappiamo che questo posto ci regalerà delle sorprese e non vediamo l'ora di saperne di più.

Per capire meglio dove ci troviamo non c'è posto migliore che la sede dell'Area Marina Protetta.
Qui scopriamo di essere su un'isola calcarea che geologicamente appartiene al continente africano ed è un vero gioiello del mediterraneo per la sua biodiversità dentro e fuori dall'acqua. Lampedusa è una vera e propria riserva naturale e i fondali sono ricchi di specie marine tanto da creare un complesso e delicatissimo ecosistema da salvaguardare e valorizzare.

Dopo aver scoperto interessanti dettagli sulle specie acquatiche ci rechiamo al Centro di recupero tartarughe marine dell'isola, dato che proprio su queste coste, i simpatici giganti del mare vengono a depositare le uova. Qui volontari e studiosi si impegnano per salvare la vita a centinaia di tartarughe durante tutto l'anno.

Perché è così importante?
Perché le tartarughe marine, oltre ad essere carine, sono fondamentali per l'ecosistema e la loro graduale scomparsa genera scompensi ambientali come l'aumento spropositato di meduse, di cui loro si nutrono.

Purtroppo l'aumento dell'inquinamento e la pesca selvaggia causa ogni anno la morte di moltissimi esemplari che ingoiano sacchetti di plastica, ami e altri rifiuti oppure vengono tramortiti dalle eliche dei motori delle barche.



Frastornati da tutte queste scoperte, e dopo aver visto le tartarughe in convalescenza nelle vasche del centro, impariamo subito la regola fondamentale per salvare la vita ad una tartaruga marina: anche se ci sembra che stia bene bisogna prenderla e portarla subito ad un centro di recupero oppure chiamare la guardia costiera perché potrebbe avere al suo interno qualche corpo estraneo che potrebbe costargli la vita.

Mi innamoro ufficialmente dell'isola all'ora del tramonto. Siamo vicino a Cala Croce, sembra di essere in una steppa selvaggia e insieme ai miei compagni di viaggio mi emoziono come se fosse la prima volta che assistiamo al calare del sole.

Secondo giorno a Lampedusa


La seconda giornata è all'insegna del trekking.
Giovanni, che guida un furgoncino per turisti, ci porta in giro per l'isola e intanto ci racconta aneddoti vecchi e nuovi. Arriviamo nel complesso archeologico di Casa Teresa, uno dei primi insediamenti umani sull'isola e tra gli edifici in pietra sembra di correre veloce indietro nel tempo.

Poco più avanti inizia il sentiero per Cala Pulcino e noi non vediamo l'ora di goderci il mare.
Il percorso è in discesa e si trova, piacevolmente, sotto una pineta. In alcuni punti mi tocca fare più attenzione per non scivolare ma trovo il modo di distrarmi in continuazione: faccio foto, accarezzo la roccia bucherellata probabilmente dal passaggio dell'acqua, mi fermo ad osservare piante mai viste.

La sensazione è quella di essere nella gola di un canyon con le pareti ripide intorno fino a che in lontananza non si scorge una mezzaluna color turchese... Cala Pulcino!

Un paesaggio bellissimo con la spiaggia di ciottoli deserta e la consapevolezza di essere in un paradiso naturale.

Ma questo gioiello non è la destinazione finale. Guidati da Giuseppe ci dirigiamo su un piccolo sentiero alla nostra sinistra arrampicandoci sulla montagna, talmente piccolo che nessuno lo nota finché non ci si trova a percorrerlo.
"Giuseppe vuole farci fuori tutti quanti" penso, cercando di non guardare in basso.

Ma ormai ci sono e il panorama è impagabile. Supero la paura del vuoto a qualche centimetro dai miei piedi, Giuseppe mi tende la mano, ancora qualche metro e sono salva.

Quello che troviamo dietro la parete di roccia appena superata non si può spiegare a parole perché per capire l'emozione bisogna viverlo. Bisogna vivere tutto il blu che ci si trova davanti, tutto il vento che sembra non finire mai, tutta la bellezza che da questo momento in poi ti porterai nel cuore.
Sembra di essere davanti ad un quadro anzi no, dentro ad un quadro.


Poco più sotto c'è la Spiaggia dei Conigli, chiamata così perché un tempo i conigli c'erano davvero tra tutti questi arbusti, eletta una delle spiagge più belle del mondo e noi le corriamo incontro.
Ormai il sentiero è in discesa.

L'acqua è fredda ma io mi sento alle Maldive e i colori sono così brillanti che temo non sia reale.
Mi riprendo dal sogno solo quando inizio ad accusare la stanchezza dell'escursione nei polpacci.

Vorrei restare per sempre su questa spiaggia ma ci attende un giro dell'isola in mehari.
Ecco, se non amate il famoso e romantico "vento tra i capelli" optate per una normale auto perché il mehari è una specie di piccola jeep senza finestrini ed è davvero caratteristica e divertente, ma diventerà un incubo quando non riuscirete a tenere gli occhi aperti per l'aria che arriverà da ogni direzione.

Insomma, scegliete il mezzo che volete ma esplorate l'isola e recatevi fino al faro di Capo Grecale per godervi un panorama e un altro tramonto spettacolari.
In piedi, da sola sopra le falesie e sotto il mare impetuoso mi accorgo di essere davanti all'infinito...e ho paura. Una delle cose più "belle e terrificanti" che abbia mai visto.



Forse è meglio raggiungere gli altri e riprendere il giro dell'isola. Il sole sta calando e noi torniamo vicino al porto per un aperitivo in uno dei bar più gettonati di Lampedusa, "Lo Sbarcatoio". Qui fanno uno spritz fantastico perché i gestori, guarda caso, sono dei veneti che hanno deciso di trasferirsi qui qualche anno fa.

In giro ci sono parecchi giovani e i locali, soprattutto nei mesi estivi, sono sempre pieni e propongono varie iniziative. Ovviamente non aspettatevi gente a fiumi, Lampedusa conta solamente 6 mila abitanti.

Terzo giorno a Lampedusa


Il terzo giorno Giuseppe toglie i panni da guida per vestire quelli da istruttore subacqueo.

Carichiamo mute, pinne e attrezzatura sul catamarano e partiamo verso una delle mete più suggestive dell'isola: Cala Tabaccara, quella che Modugno soprannominò "piscina di Dio".

Non avrete apparizioni mistiche (a meno che non vi immergiate senza muta quando l'acqua è fredda) ma resterete di sicuro a bocca aperta.

Un luogo sacro, silenzioso, con tutte le gradazioni possibili di turchese e bellissimi gabbiani come a far da guardiani a questo angolo di paradiso.

I miei compagni, uno a uno, provano a fare l'immersione con le bombole guidati da Giuseppe che ha saputo motivare e tranquillizzare anche i meno coraggiosi.

Per me ci vorrebbe un miracolo, prima devo prendere maggiore confidenza con l'elemento acqua e magari imparare finalmente a nuotare, ma ho promesso che quando tornerò sarò pronta anche io per la mia prima esperienza subacquea.

Ma il destino non mi assiste: dopo qualche ora sulla barca inizio ad avere un pochino di mal di mare e per riprendermi mi consigliano di indossare anche io la muta e tuffarmi. Beh, tuffarmi è una parola grossa, diciamo che ho provato a galleggiare attaccandomi disperatamente alla scaletta della barca.
In ogni caso è stato bellissimo e, per vostra informazione, solo per infilarsi la muta ci vorrebbe un brevetto.


Le ore passano in fretta, Giovanni ci accompagna all'aeroporto ma nessuno ha voglia di salutarsi.
Oltrepassiamo il check in e Giuseppe ci saluta con la mano, anche lui sembra emozionato.
Sappiamo di avergli lasciato qualcosa di noi (oltre alla passione nascente per i social network) e speriamo di aver acceso con la nostra presenza una piccola luce di speranza e voglia di ricominciare.
Noi non ci dimenticheremo di Lampedusa. Quest'isola ci ha preso il cuore con la sua bellezza e le sue meraviglie che ti rubano l'anima.

Grazie a "Bluewago" per questa bellissima esperienza ma soprattutto ai miei compagni di viaggio perché senza di loro non sarebbe stato tutto così speciale.




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