Tharros, il villaggio archeologico del Sinis

by - ottobre 09, 2017


Sotto il sole cocente di una terra arida sorge il villaggio fenicio punico di Tharros, un’area archeologica sulla Penisola del Sinis, istmo di terra che si inoltra nel mare a Nord del Golfo di Oristano, in Sardegna.
Un museo a cielo aperto a pochi metri da un mare splendido che fa da sfondo con i suoi colori intensi. Grazie a questa scenografia naturale l’area è ancora più suggestiva, ma è la storia di questa antica città ad affascinare i visitatori più curiosi. 


Si, perché ad una visita superficiale Tharros vi sembrerà solamente una distesa di pietre e antichi resti tutti uguali ma con le spiegazioni di una guida o con uno studio approfondito fatto in precedenza, la visita acquista un valore del tutto differente.
Tra le fondamenta in pietra del villaggio è possibile scoprire curiosità e stili di vita di un passato antico.
Non a caso Tharros è uno tra i più importanti siti archeologici del Mediterraneo, meta di studiosi e appassionati.
La città fu abitata fino alla metà dell' XI secolo quando venne abbandonata perché troppo esposta alle incursioni dei Saraceni.
Tra le rovine di questo villaggio si trovano testimonianze legate agli aspetti funerari e votivi delle popolazioni che vi abitarono, come le due necropoli e il santuario detto tophet, o tofet, nel quale vennero ritrovati migliaia di urne cinerarie in terracotta contenenti perlopiù resti di bambini e stele in arenaria.



Nella parte archeologica risalente all’epoca romana si trovano, invece, i complessi termali con relativi frigidarium, calidarium e tepidarium, il cardo maximus (l’antica strada romana lastricata che fungeva da arteria principale cittadina) e il castellum aquae, un serbatoio che fungeva come acquedotto. Molto interessante anche tutto il sistema di canalizzazione delle acque piovane raccolte in bacini e delle acque fognarie che venivano poi convogliate verso il mare attraverso dei canali sotto il livello stradale ancora ben visibili.
Le strade vennero realizzate utilizzando il fondo naturale delle rocce che affioravano dal terreno mentre quelle molto irregolari furono ricoperte da lastre di basalto, una pietra vulcanica nera.
Non mancano i numerosi luoghi di culto che hanno caratterizzato il sito nelle diverse epoche: dai nuraghi ai templi monumentali tra cui quello con lei bellissime colonne doriche, uno degli elementi più fotografati del sito grazie allo sfondo spettacolare regalato dalle sfumature del mare.


Purtroppo scavi e razzie clandestine lungo i secoli hanno privato questo bellissimo luogo di oggetti preziosi e reperti storici importantissimi soprattutto all’interno delle tombe, infatti i defunti venivano posti in camere accessibili da gradini oppure in fosse insieme ai loro ricchi corredi come monete d’oro, ceramiche, terrecotte, gioielli, amuleti e scarabei.
Fortunatamente parte di questi tesori sono stati recuperati e si trovano oggi nei principali musei sardi, italiani e stranieri.
La visita a Tharros è un’esperienza da fare anche per la bellezza del territorio che circonda l’area archeologica. L’istmo di Capo San Marco, un lingua di terra in mezzo al mare battuta dal forte vento, offre panorami spettacolari in qualsiasi stagione dell’anno. 
L’accesso alle macchine è consentito solamente fino all’inizio dell’area archeologica ma potete esplorare l’intera zona a piedi oppure con il trenino turistico in funzione solo nei mesi estivi.

  

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