I misteri del Castello di Montebello e la leggenda di Azzurrina

by - ottobre 05, 2017

Photo Credits: WPestana

Sono le 23.23 e ai piani inferiori del castello di Montebello una luce azzurrina sfiora le imponenti pareti di pietra, due occhi grandi blu mi fissano da un dipinto appeso in cima ad una scalinata che conduce ai sotterranei della fortezza.
Ad un tratto dei passi echeggiano sui pavimenti di pietra, un gemito, forse una debole risata e poi profonde voci dall'aldilà che ripetono la parola “Aloisi”...

Guendalina Malatesta scomparve proprio qui, la notte del solstizio d'estate nel 1375, mentre giocava con la sua palla di pezza durante un temporale. Corse giù per la tromba delle scale di quei sotterranei e il suo corpo non venne mai ritrovato.

Guendalina era una bambina albina vissuta nel castello durante la dominazione malatestiana e in quel tempo la sua peculiarità era considerata un segno del demonio: gli albini venivano scorticati vivi.

I suoi genitori la costrinsero quindi a vivere chiusa tra le mura del castello e provavano a tingerle i capelli con colori vegetali che scolorivano in fretta donando alla sua chioma riflessi azzurri. Venne così soprannominata Azzurrina e la storia di questa bimba venne tramandata nei secoli diventando leggenda.
Ma ogni leggenda, si sa, nasconde qualche verità...

Il Castello di Montebello, immerso nelle tenebre, è avvolto da una leggera nebbiolina e ogni stanza cela qualche mistero o fenomeno paranormale a partire dalla stanza principale: senza camini e con un soppalco in legno è il punto del castello con la più alta concentrazione di energie. Qui si sono svolte sedute medianiche intorno all'antico tavolo in legno che una sera addirittura levitò, ma niente in confronto a ciò che accadde, abbastanza recentemente, nella stanza subito accanto.



Era il pomeriggio del Venerdì Santo del 1993 e l'uomo delle pulizie, durante le sue faccende quotidiane, scorse un'ombra, con la coda dell'occhio si girò e…. venne trovato in stato di shock fuori dalle mura del castello.

In seguito raccontò di aver visto uno spirito scendere dal soppalco a testa in giù lungo il muro e infatti vennero trovate delle piccole impronte bianche proprio sotto il soppalco di legno. In quel periodo il castello era già aperto al pubblico e per non scatenare domande e supposizioni si cercò di ripulire le orme che puntualmente ricomparivano. Col tempo i segni sbiadirono ma ancora oggi è possibile notare una piccola impronta bianca, presumibilmente appartenente al piedino di un bambino, proprio a cavallo tra due assi di legno.

Il castello di Montebello, come ogni fortezza che si rispetti, nasconde al suo interno trappole e trabocchetti per contrastare l'attacco di eventuali nemici, come i gradini delle scale uno diverso dall'altro tranne i primi due, per confondere e rallentare la salita degli invasori dalle ingombranti armature che finivano con il cadere uno sull'altro.
Le pareti hanno uno spessore che varia da un metro e mezzo a oltre due metri, i passaggi sono stretti e le porte sono basse per costringere chi portasse un elmetto a doversi piegare o a far sbattere chi superasse i 160 cm di altezza (per l'altezza media di quell'epoca, chi superava il metro e sessanta era già considerato figlio del demonio).

Nella stanza proprio sopra l'ingresso del castello si trova un foro nel pavimento nel quale, in direzione del portone principale, veniva versato con un imbuto non dell'olio bollente, come si potrebbe pensare, ma del “fuoco greco” ovvero una miscela di pece, nitrati di zinco e calce viva.

Il fuoco greco, una volta portato ad alte temperature, restava incandescente per diverse ore ed era inestinguibile: se si provava a spegnerlo con l'acqua si autoalimentava chimicamente. Chi veniva a contatto con questa miscela andava incontro a morte certa e non restava quindi che velocizzare la sua morte utilizzando un'arma chiamata “pugnale della misericordia”.

Proseguendo tra le stanze del castello si giunge davanti ad una cassapanca in noce risalente al 1800, considerato uno degli oggetti più inquietanti presenti tra queste mura.
Il dorsale, infatti, è un dipinto islamico ricco di simbologie ed energie che nascondono un terribile passato.
Venne portato a Montebello da un avo di ritorno dalla Terra Santa ed è un dipinto in tricromia dove i colori verde rosso e oro fanno da sfondo all'immagine di una donna distesa e nuda, un'eresia per la religione islamica.
Vicino a questa cassapanca sensitivi e persone comuni avvertono un senso di disagio, alcuni sono svenuti, altri hanno avuto tachicardie oppure si è sprigionato un forte odore di incenso.

Alcuni psicometristi (sensitivi che riescono a rivivere la storia di un oggetto), hanno confermato la tremenda tesi che il dipinto fosse stato una tavola di controllo delle nascite ovvero la donna in procinto di partorire veniva messa su questa tavola con le gambe legate in modo che il bambino non potesse nascere e inevitabilmente morivano entrambi.

I Guidi, proprietari del castello, erano alleati del Papa e nascosero questo dipinto che ancora oggi è avvolto dal mistero.

Il passato inquietante e spesso violento è quello che accomuna i misteri di questo luogo a partire proprio dalle donne, considerate dei sudditi, costrette a dormire ai piedi del letto del proprio signore fungendo da sua ultima guardia del corpo. I matrimoni venivano combinati quando i bambini avevano 4/5 anni e le spose portavano in dote dei bauli nuziali il cui contenuto doveva giungere integro al castello del proprio signore, pena l'annullamento del matrimonio e un destino in convento.
La vita tra le mura era una vita fatta di guerre, nemici, soldati e tutto ruotava intorno ad uccisioni, prigionieri, conquiste di proprietà.

I detenuti dovevano restare, per legge, prigionieri per un massimo di 30 giorni. Venivano gettati in strettissime celle scavate nella roccia sotterranea, nudi e incaprettati. Gli veniva dato pane e acqua a orari sempre differenti per fargli perdere la cognizione del tempo e nell'unico foro presente nella parete venivano gettati animali in decomposizione. Il detenuto resisteva al massimo 3 giorni per poi cercare la morte da solo contro le anguste pareti di pietra grezza.

Si dice che avvengano apparizioni e fenomeni paranormali laddove si siano verificate morti violente e non è difficile pensare a come mai in questa fortezza si rivelino parecchi fenomeni inquietanti: apparizioni, finestre che sbattono, registrazioni di voci e ogni 5 anni il pianto di una bimba nella notte del solstizio d'estate...

Forse gli spiriti di questi personaggi si muovono ancora tra le mura come se il tempo non fosse mai passato o per ricordare ai posteri che c'è un mondo parallelo, che attraversa le epoche e lo spazio, ed è più vicino di quanto pensiamo.

Se siete appassionati di misteri e castelli, nell'entroterra romagnolo potete organizzare un tour alla scoperta di leggende e fantasmi. Che abbiate a disposizione un weekend o un periodo più lungo l'ideale è soggiornare in un hotel a Bellaria Igea Marina (punto nevralgico per raggiungere diverse località interessanti) oppure a Rimini in modo da unire vita da spiaggia e gite nell'entroterra romagnolo. Infatti il castello di Montebello, divenuto famoso soprattutto per la leggenda del fantasma di Azzurrina, non è l'unico luogo ricco di storia e antichi misteri basti pensare alla Rocca Malatestiana di Cesena o alla misteriosa fortezza di San Leo in cui venne imprigionato il Conte di Cagliostro.
Imperdibile una visita anche a Castel Sismondo di Rimini, alla vicina San Marino e alla Rocca Malatestiana di Santarcangelo.


Immersi in uno splendido panorama potrete scoprire un glorioso passato spesso avvolto dal mistero, apparizioni, simbologie esoteriche e leggende di cui la Valmarecchia è particolarmente ricca. 

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