Viaggiare da sola: la mia Puglia in autobus

by - settembre 09, 2017


Da Milano a Lecce, partita con il cuore pesante per tornare con il cuore leggero ho macinato chilometri con gli occhi, con lo stomaco e con i piedi. Perché volevo sentire me stessa. Avevo BISOGNO di riscoprire me stessa.
Senza ancore, senza zavorre del cuore, senza una meta precisa ma con lo scopo di cercare bellezza.
Ed è così che sono tornata per la terza volta in Puglia, quella Puglia che ogni volta sento sempre più mia.

Dopotutto le mie origini nascono proprio qui, nelle grotte carsiche delle Murge, con la loro inquietudine e il loro fascino decadente.
E allora io, che amo e temo il mare nella stessa misura, ho voluto tuffarmi nel mio passato e contemporaneamente nel mio presente. E ho voluto farlo rigorosamente da sola. Perché di fronte ad uno specchio di solito ci si sta da soli. Ed è stato un viaggio meraviglioso.

Ho scelto di viaggiare quasi esclusivamente in autobus, con le prime tredici ore di viaggio cullata dalla nausea e dall’ondeggiare su ammortizzatori e autostrade che mi hanno fatta risvegliare all’alba tra gli ulivi che scorrevano al di là del finestrino e i terreni aridi punteggiati dalle affascinanti e solitarie masserie.

Ho iniziato questo viaggio per lasciare dietro delle parti molto dolorose della mia vita. Ho voluto di proposito viaggiare lentamente, con i mezzi pubblici, stare a contatto con le persone. E sono proprio le persone che ho incontrato ad avermi cambiata, un pochino guarita, aiutata a conoscere meglio me stessa, come mi ero dimenticata di fare. 

Arrivo così a Lecce pronta ad immergermi nel fascino del Salento.



Ore e ore di interessanti scambi culturali ed osservazioni antropologiche, chilometri di paesaggi veloci ma dai colori intensi attraverso il lunotto anteriore degli autobus, chiacchiere e consigli di gente fiera della propria terra e delle sue meraviglie.
Le parole, gli accenti, il condividere un piccolo tassello del mio viaggio con il loro. Un’avventura che diventa l’avventura di tutti. Perché non esiste viaggio senza condivisione e quello che mi porto a casa, di solito, non è solo la bellezza dei paesaggi ma le sensazioni degli attimi vissuti anche grazie a chi incontro lungo il mio cammino.


Ho imparato che viaggiando da soli si è più aperti agli altri, si cerca quasi il confronto e lo scambio, o forse anche solo il conforto con le persone. Si abbattono i pregiudizi, non ci si chiede più chi possa essere l’altro ma dove sta andando.
Ogni persona che ho incrociato nel mio viaggio mi ha lasciato qualcosa, più o meno forte.

A partire da Simona, anima dorata, che mi ha ospitata non solo nella sua casa ma anche nella sua vita, facendomi conoscere persone come se fossi lì da sempre. Facendomi fare piccole cose per aiutarmi ad avere nuovi punti di vista e superare le mie paure. Il suo sorriso lo porterò sempre nel cuore, così come la sua fragilità nascosta da una grande forza. 
Ho scoperto il centro storico di Lecce pedalando di giorno e di sera tra le sue vie disconnesse e affascinanti, ammirando anfiteatri, chiese e artisti di strada.

Ho camminato sotto il sole cocente del mezzogiorno di Otranto, uno dei borghi più belli d’Italia, dove mi sono persa tra i vicoli e innamorata decine di volte ad ogni angolo. Tanti passi tra il bianco e poi, all’improvviso, l’azzurro profondo del mare da lasciare senza fiato. 


Ho macinato chilometri per raggiungere il centro storico di Gallipoli, dove ho declinato l’invitante vita delle spiagge più trendy in cambio di tanti bagni alla fontanella pubblica, la visita ad un presepe inquietante e un trancio di pizza gustato sul marciapiede mentre accanto a me un signore puliva ricci di mare.

Non dimenticherò mai la giornata nella splendida Santa Cesarea Terme, piccolo gioiello della costa adriatica con piscine naturali, terme e grotte sotterranee da scoprire. Qui mi sono riempita l’anima di bellezza, poesia e risate per continuare la giornata nell’affollata striscia smeraldo di Acquaviva e poi concludere con l’aperitivo al tramonto fatto di taralli, feta e mojito.


Ho eletto mia spiaggia preferita Torre dell’orso, e ci sono tornata per ben tre volte, con la sua acqua azzurra e trasparente, il vento, gli oleandri e l’odore della pineta.

Sono stata alle Maldive del Salento, scendendo giù fino a Pescoluse, per contrattare un lettino, bruciarmi e restare a mollo 8 ore tra il cielo e la sabbia dorata.


Ho dormito per ore all’ombra della pineta di Rivabella, della quale non posso dire nulla se non quanto sia stata rilassante. Un sonnifero naturale grazie al rumore di sottofondo delle onde del mare.

Mi sono lasciata cullare dalla barca di Bruno, che ringrazio insieme a tutti gli altri compagni di traversata, che hanno sopportato la mia apatia post viaggio facendomi lustrare gli occhi navigando lungo la riserva naturale protetta di Porto Selvaggio. Un tramonto ammirato con gli occhi socchiusi e la dolcezza nel cuore.

Porterò con me tutte le persone che ho incontrato nelle lunghe ore di autobus: i conducenti, tutti meravigliosi, che mi hanno fatta scendere alle fermate più assurde per farmi vedere i posti che volevo io, le decine di ragazzi africani con cui ho condiviso gli affollati viaggi del ritorno dalle spiagge, lo strambo signore dall’accento francese, vestito da pittore, che viaggiava con il trolley vuoto e che non smetteva un attimo di fare domande, il controllore che ogni mattina mi consigliava gli itinerari, la ragazza con la barba (ebbene si) della biglietteria che non ha mai sganciato un sorriso neanche a morire, i ragazzi della pasticceria Danny che mi hanno salvato la vita sfornando ogni mattina bontà senza glutine tra cui la coccola pugliese per eccellenza, il pasticciotto.

Non dimenticherò mai la signora incontrata lungo il sentiero dei Faraglioni di Sant’Andrea, che ha voluto sapere tutto di me e mi ha raccontato tutta la sua avventurosa vita mentre sotto di noi le falesie chiare ascoltavano le mie lacrime. Lungo un percorso semi deserto e a picco sul mare mi sono quasi persa e ritrovata.
Ho provato la soddisfazione di misurare i miei limiti e di farlo con i miei tempi e le mie modalità, contando solo su me stessa. Dimenticando la stanchezza, il caldo e i disagi per poter ritornare in orario alla fermata dell’autobus.

Porterò nel cuore tutti i ballerini di tango che con la loro eleganza e gentilezza mi hanno fatto scoprire un nuovo mondo. Ora so cos'è la milonga e cos'è un illegal. E so che quella musica mi ha accompagnata fino all’ultimo giorno in cui dal finestrino del treno ho salutato il magico Salento per proseguire il mio viaggio da sola.

Ringrazio il meraviglioso Antonio, che ho sempre adorato senza conoscerlo e che da oggi lo adorerò ancora di più, per avermi fatto fare il giro del centro storico di Bari e il giro delle mie emozioni. Finalmente ho visto “arricciare" il polpo sul lungomare ed ero così meravigliata che mi sono dimenticata di fare video o foto. 
Il tempo di un pezzo di focaccia barese e un nuovo treno mi aspettava per una breve deviazione in Basilicata.
Non dimenticherò mai Gianluca, il ragazzo celiaco incontrato a Matera con cui ho condiviso una cena, centinaia di scalini e dopo esserci persi mille volte nel cuore della notte mi sentivo leggera e libera come non lo ero da tanto tempo. Mi sono meravigliata davanti alla bellezza di centinaia di case aggrovigliate, quasi come una torre di Babele osservata da lontano. Impossibile non restare incantati di giorno, sotto un cielo azzurro in contrasto con la pietra chiara oppure di sera, quando mille luci avvolgono tutto con la dolcezza delle cose romantiche.


Terrò sempre nel cuore la famiglia che ho ritrovato a Gravina, tantissimi cugini e zii che non ricordavo di avere e che mi hanno fatto vedere dove sono nati i miei nonni e le strade in cui è cresciuto mio papà. Mi hanno accolta come solo al sud sanno fare, lasciandoti quella sensazione di famiglia che supera ogni tempo e distanza, e ho scoperto la bellissima Gravina in Puglia dove gli antichi abitavano nelle grotte carsiche e chi lo sa, forse anche i miei antenati.


E infine mi ricorderò anche di tutti i compagni (alcuni decisamente stravaganti) dei lunghissimi viaggi sugli autobus Marino con cui ho attraversato l’Italia, condiviso chiacchiere e lunghe file ai bagni Autogrill scandite dalle ore della notte.
Ho visto posti meravigliosi ma sono le persone che ti fanno crescere e io sarò sempre grata a me stessa di essermi concessa questo viaggio. È stata l'esperienza più bella della mia vita. Sono partita per dimenticare, torno cambiata dentro. 
Grazie Puglia mia.


Se volete vivere anche voi questa esperienza potete seguire il mio itinerario che è possibile personalizzare e vivere con i propri tempi, in base all’umore del giorno e al tempo a disposizione. Proprio come ho fatto io: ogni giorno una meta diversa, da scegliere anche solo una volta arrivati alla fermata dell’autobus. Ogni giorno una spiaggia, un mare, paesaggi e persone di cui innamorarsi.

Milano - Lecce con Marino Autolinee 
Bed and breakfast o appartamento condiviso a Lecce (centro storico/zona stazione)
Viaggi giornalieri con Salento in bus 
Lecce - Bari con Trenitalia 
Bari - Matera con Ferrovie Appulo Lucane 
Matera - Gravina con Ferrovie Appulo Lucane 
Gravina - Milano con Marino Autolinee

Dove ho mangiato senza glutine:

  • Pasticceria Danny - viale Marche, 14 - Lecce (dolce e salato compresi rustici e pasticciotto senza glutine, tutto fantastico)
  • Crepes on the road - via Salvatore Trinchese 18 - Lecce (vicinissimo a Piazza Sant’Oronzo, crepes buonissime, mi hanno salvato parecchie serate)
  • I Sapori senza Glutine - via Stigliani 64 - Matera (vicino ai Sassi di Matera, ottimo)
  • Panificio Magda - via Prospero Petroni, 32 - Bari (vicinissimo alla stazione) 

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